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Un volume che non si limita a parlare di scherma ma racconta le sensazioni e i pensieri di chi sale in pedana. seguendo una passione infinita. Le emozioni degli schermidori sono il leit motiv di “La maschera è da uno”, il libro del maestro Daniele Anile presentato presso la Comunità Exodus di Cassino.

All’evento, oltre all’autore, hanno partecipato il presidente del Comitato Regionale FederScherma Lazio, Claudio Fondana, il presidente dell’associazione sportiva dilettantistica Exodus, Aldo Terranova, il sociologo dell’Università degli Studi di Cassino, il professore Maurizio Esposito, il responsabile della Comunità Exodus di Cassino, Luigi Maccaro, e l’editore della Morphema - casa editrice che si è occupata della pubblicazione del libro - Fabio Lanfiuti Baldi. Presenti anche tanti studenti universitari del corso di Scienze Motorie dell’Università di Cassino, ragazzi della Comunità Exodus e un folto gruppo di schermidori che hanno colto, forse prima degli altri, il senso di un libro dedicato a chi vuole comprendere la scherma e il rapporto maestro-allievo, uscendo dagli schemi dei libri tecnici e affrontando i temi di questo sport con un occhio diverso. «In questo volume si parla di scherma ma soprattutto dei sentimenti, delle emozioni e dei pensieri che sono dietro alle infinite “frasi schermistiche” recitate dagli atleti in pedana», ha spiegato l’autore Daniele Anile nel corso della presentazione. «Il libro, dunque, è un racconto sull’amore, sulla passione, sulla tristezza, sulla tenacia. Su tutte quelle emozioni e su quei pensieri che si nel nostro sport».

Parole che hanno trovato il plauso di Claudio Fontana e Aldo Terranova che hanno incentivato l’evento con l’intento di veicolare la scherma con delle tematiche non legate soltanto alla teoria. Il professore Esposito, poi, nel suo intervento ha mostrato entusiasmo per l’accezione da “ricerca sociale” del lavoro di Anile riguardo il mondo dello sport e in particolare della scherma. «Il messaggio “alla ricerca di se stessi dietro la maschera” rappresenta l’essenza della pratica sportiva che in un percorso educativo ci fortifica e ci rende coscienti di conquiste che vanno al di là del gesto puramente sportivo, ma invadono il campo delle relazioni e della crescita della persona», ha concluso il responsabile della Comunità Exodus.

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