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Jesi. Si è conclusa a Jesi la settimana degli European Games of Integrated Fencing, che ha visto la partecipazione di otre 100 atleti provenienti da 13 Nazioni europee. La manifestazione si è disputata dal 3 al 9 settembre presso il Palasport di Jesi intitolato al fondatore della scherma Jesina, il Maestro Ezio Triccoli. 

Si è iniziato subito dopo l’arrivo delle delegazioni con i primi allenamenti. La sera del 4 settembre è stata dedicata all’accoglienza della Città di Jesi: alle 21.30 tutte le delegazioni hanno sfilato per il corso Matteotti, precedute dalla banda cittadina e seguite dai rappresentanti delle Società sportive locali, ricevendo gli applausi del numeroso pubblico presente lungo il percorso fino in Piazza della Repubblica, luogo in cui sono stati salutati: dal sindaco di Jesi Massimo Bacci, dal vicesindaco Luca Butini, dell’assessore allo sport Ugo Coltorti, da Fabio Sturani per la Regione Marche e dai rappresentanti di Coni e Cip, Domenico Ubaldi e Roberto Novelli.

Per altri due giorni si sono svolti gli allenamenti fino ad arrivare al momento più significativo la competizione. Al termine della prima giornata di gare si sono aggiudicati il primo posto gli italiani Andreea Mogos nella sciabola femminile, Emanuele Lambertini nel fioretto maschile, Rosanna Pasquino nella spada femminile e il tedesco Tiziano Spedicato che ha battuto in finale nella categoria fioretto Under 18, l’unico Marchigiano presente Michele Massa. 

Questo il commento di Stefano Angelelli presidente della Fis Marche. “La seconda giornata non ha deluso le aspettative dei tanti fan. La campionessa paralimpica Bebe Vio si è aggiudicata il primo posto nel fioretto ai Giochi Europei della scherma integrata con un punteggio in finale di 15 a 9 contro l’italiana Trigilia. La campionessa ha messo il suo segno su questa prima edizione degli European Games of Integrated Fencing. Nella sciabola maschile vince Edoardo Giordan e nella spada maschile doppietta di Emanuele Lambertini. Al Palazzetto dello Sport Ezio Triccoli di Jesi è stata una competizione agguerrita, tutti hanno dato il massimo per ottenere la vittoria”.

“Ottima è stata l’organizzazione del Comune di Jesi che oltre alla logistica degli atleti ed allenatori ha allestito per l’occasione, una mostra sulla storia dei 70 anni della Società più medagliata al Mondo, il Club Scherma Jesi, - ha aggiunto il Presidente della Fis Marche, Stefano Angelelli - poi seminari e workshop su vari temi: “Se lo sport fa l’Europa”, al quale sono Intervenute Elisa Di Francisca e Valentina Vezzali; “Sport ed Economia” - un binomio perfetto; “Sport e disabilità: andare oltre le barriere”, storie di vita “oltre le barriere” degli atleti paralimpici, che ha entusiasmato e sorpreso Jesi”. 

Il Palazzo dei Convegni affollato ha ospitato il terzo e ultimo workshop del programma Eugif, con la campionessa di fioretto Beatrice “Bebe” Vio, il coach di diving per disabili Romeo Iannone, Sabina Schiavoni e sua figlia Bianca Marini, medaglia d’oro e record mondiale 800 metri T35 ai Mondiali Giovanili di atletica IPC in Svizzera, e Francesca Kosinska, primatista italiana nel nuoto stile delfino 50 metri, che  hanno raccontato le loro esperienze secondo la formula dei “libri viventi”. 

Bebe Vio ha salutato tutti con un giudizio sugli Eugif. “Eventi di questo genere sono importanti, - ha detto la Vio - speriamo che ognuno possa portare a casa qualcosa di utile da questi giorni, per noi atleti è stato un allenamento con persone di livello pazzesco e ci siamo divertiti” - ha concluso la campionessa azzurra.

“Avevo visto in precedenza manifestazioni di questo genere, anche se Nazionali, - ha concluso Angelelli - ma questo evento vissuto giorno per giorno affianco agli atleti mi ha riempito il cuore di gioia perchè ho potuto vedere l’integrazione partecipata dei nostri ragazzi, dei loro genitori e anche di altre squadre sportive che si sono adoperati donando il loro tempo per “dare una mano” dove ce ne era bisogno. Ma soprattutto la partecipazione dei nostri cittadini, ragazzi e non, bambini anche piccoli accompagnati dai genitori, che si intrattenevano ad osservare gli atleti durante gli allenamenti ed alcuni addirittura ponendo domande alla stessa Bebe Vio con la semplicità che solo un bambino di quell’età sa fare, mi ha commosso! Questo ci fa capire che spesso le barriere sono create da noi e dalla nostra non conoscenza e che colmare queste lacune è molto importante per avere una visione del mondo che viviamo. Manifestazioni come questa andrebbero ripetute perché vedere e sentire queste persone più spesso rientrerebbe sempre di più nella “normalità”, ma soprattutto darebbero, come hanno dato, lezioni di vita e nuova forza e coraggio ai nostri giovani”. 

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