25/11/2009 - 23:0 POZZUOLI - “Questa iniziativa è contro il sistema della camorra”. Queste le parole che risaltano sull’invito al convegno tenutosi lo scorso 21 novembre Pozzuoli (NA) nella sala consiliare del Comune dal titolo “L’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli: una felice anomalia nel panorama giuridico sportivo italiano”.
“Non esiste competizione sportiva né dunque pratica dello sport al di fuori del rispetto delle regole – sostiene il prof. Lucio Giacomardo, intervenuto al convegno - ed è l’accettazione delle regole nella competizione, il portato educativo più alto che da detta pratica promana”.
Il convegno, organizzato dall’Accademia Nazionale di Scherma, ha approfondito la particolare situazione giuridica dell’Accademia stessa, la quale risponde al diritto privato (artt. 2 “diritti inviolabili del cittadino come singolo e in quanto inserito nelle formazioni sociali”, 18 “libertà di associazione”, 32 “diritto alla salute”) e tuttavia presenta una serie di peculiarità rispetto alle altre associazioni sportive.
Come spiega la prof. Francesca Cangelli, l’Accademia ha vera e propria potestà normativa, in quanto può conferire titolo abilitante ad una vera e propria professione, quale quella del Maestro di Scherma. Ha, tra le altre cose, compiti relativi alla risoluzione delle controversie (giurì d’onore), facendo registrare caratteristiche di un soggetto che con terminologia moderna, dunque, potrebbe essere definita un’authority indipendente. In definitiva l’Accademia Nazionale di Scherma, in quanto Ente Morale e che richiede un titolo di studi superiore per la concessione del diploma, potrebbe definirsi una struttura parauniversitaria.
Tra gli interventi al convegno quelli di carattere storico del prof. Paolo Cutolo e del Maestro Giancarlo Toràn. Il primo ha spiegato che l’Accademia, per antichità la prima associazione sportiva meridionale, la terza in Italia, fu fondata nel 1861 in seguito all’unità d’Italia, al fine di riorganizzare la Guardia Nazionale sul territorio dopo che il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Piemonte. La “scuola napoletana di scherma”- come ha spiegato poi Giancarlo Toràn – si impose nella pratica dell’Italia unita per orgoglio nazionalistico su quella del nord Italia, contaminata da quella francese, grazie al trattato di Masaniello Parise.
Il prof. Nicola Guarino, dottore di ricerca in Storia, ha ricordato inoltre quanto proprio l’Accademia si sia adoperata nel perfezionamento delle regole del duello, sia a livello teorico, mediante la redazione di codici cavallereschi, sia della pratica nell’uso delle armi, secondo una doppia tradizione radicata a Napoli fin dal Quattrocento.
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