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Prima del dream team, prima dell’onda lunga dei successi del fioretto femminile italiano c’è stata lei: Irene Camber. Oggi la signora della scherma azzurra festeggia l’ennesimo traguardo di una vita che l’ha vista diventare un simbolo per lo sport e in modo particolare per lo sport al femminile.

 

Ai Giochi Olimpici di Helsinki 1952, infatti, è stata la seconda donna italiana a vincere una medaglia d’oro a cinque cerchi dopo Ondina Valla, ma la prima di sempre nella scherma. La sua Trieste in quel periodo era occupata dai militari alleati e solo due anni dopo sarebbe diventata ufficialmente italiana, ma nella sua mente è indelebile ancora oggi il ricordo delle bandiere tricolori appese alle finestre di tutta la città, simbolo dell’appartenenza a quei colori e al Paese attraverso lo sport. L’anno dopo bisserà quell’oro olimpico anche ai Campionati Mondiali di Bruxelles.

 

In realtà l’avventura di Irene Camber in pedana è iniziata per caso: dopo un inizio come ginnasta, un giorno sbaglia la porta di ingresso per la palestra e si ritrova in una sala di scherma. E’ amore a prima vista e da lì inizierà la sua ascesa. 

Donna tenace ed emancipata, ha saputo conciliare la passione per lo sport a quella per gli studi, diplomandosi in pianoforte e laureandosi in chimica industriale all’Università di Padova. Si allenava all’Accademia Comini, vivendo in un contesto fortemente maschile, ma riuscì ad affermarsi come donna e come atleta, portando avanti un’idea di sport nella sua concezione più pura, vissuto sempre con impegno, ma anche con molta semplicità. 

 

Ha seguito per tutta la vita gli insegnamenti del padre che le ricordava sempre: “Quello che conta non è vincere, ma vincere con onestà”. La famiglia è sempre stata il fulcro della sua esistenza, l’aspetto della vita che l’ha resa più fiera: nel 1956 preferisce non andare a difendere il titolo olimpico ai Giochi di Melbourne per sposarsi con Gian Giacomo Corno, nel 1960 a Roma vince la medaglia di bronzo nella gara a squadre, ma non resta alla premiazione per tornare a casa dai suoi bambini. 

 

Una carriera sportiva segnata anche dall’amicizia con la più grande rivale, l’ungherese Ilona Elek, già oro olimpico ai giochi di Berlino nel 1936 e di Londra nel 1948 e argento nell’edizione vinta da Irene Camber. Le due si sono sfidate tante volte, ma sempre con estrema correttezza e rispetto. 

 

Oggi Irene Camber ricorda: “La scherma mi ha dato tanto, mi ha permesso per esempio di viaggiare e ancora adesso quando vedo un atleta in pedana riesco a sentire i suoi movimenti. Il segreto di tutto, ai miei tempi come oggi, è il maestro perchè senza di lui non si va da nessuna parte. Ai giovani dico: abbiate pazienza, non pensate che una sconfitta sconfigga l’animo. Bisogna lottare con sé stessi e capire che il premio se non viene oggi verrà domani”.

 

Una donna discreta e appassionata della vita: ancora oggi coltiva i suoi amori, suona il pianoforte, fa ginnastica e legge libri. 

Da tutta la Federazione Italiana Scherma, tanti auguri di buon compleanno Irene Camber.

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