Questo sito web utilizza i cookies per offrire una migliore esperienza di navigazione, gestire l'autenticazione e altre funzioni. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, l'utente esprime il suo consenso all’utilizzo dei cookies sul suo dispositivo.

 Visualizza la Privacy Policy Approvo

L'oro di Rio fa rotta su Tokyo. Un viaggio lungo cinque anni. Sì, perché per lui i Giochi 2020, rimasti sacrificati dodici mesi più del previsto sull'altare della pandemia, sono cominciati sull'onda lunga di quel trionfo. Un minuto dopo il brivido dell'Inno del Mameli e del tricolore issato verso il cielo del Brasile. Daniele Garozzo da Acireale, classe 1992, campione olimpico in carica nel fioretto maschile individuale, è arrivato in cima e ha fatto inversione di marcia.

 

Perché un'Olimpiade, raccontava lui qualche giorno fa dopo il titolo italiano vinto a Cassino (nella foto di Augusto Bizzi), non si prepara (solo) con una tabella di lavoro, è un viaggio nella vita, un continuo divenire d'emozioni, sensazioni, sacrifici. Quelli di "Dani" sono cominciati all'età di sette anni, in una palestra di Acireale che - ipse dixit - lo faceva sentire molto Rocky Balboa, nella scia del fratello Enrico, spadista, argento a Cinque Cerchi con la squadra azzurra a Rio dove i Garozzo evidentemente respirano aria di casa.

 

Nella Sicilia che vive di scherma, Daniele sboccia con la fantasia di chi conosce i suoi obiettivi reali. Spoglia un manichino che faceva da testimonial della tuta sociale del suo club, ribattezzato Billy, e tira contro di lui. Vince sempre. Chissà se immagina che un giorno, nella gara più importante della sua vita, tutti i suoi avversari diventeranno tanti Billy, infilzati dalle stoccate di Garozzo...

 

Il suo grande sogno lo porta a trasferirsi. E la scelta di "salire" - verbo molto in voga tra i ragazzi del Sud con la valigia sul letto - da Acireale a Frascati è un po' la metafora d'un percorso, l'espressione di una frase lo ispira: "Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci".

 

Domanda e risposta risuonate, come un tarlo nella testa, nella notte magica del 7 agosto 2016: l'oro olimpico di Rio. "Ti sentivi invincibile", s'è sentito dire spesso "Dani". Macché, ha pensato lui dopo la 15esima stoccata, sorridendo e mostrando in foto il volto sbiancato del mattino della gara. L'alba del suo giorno più bello.

 

Daniele Garozzo è arrivato in vetta, e ora vuol tornarci. Ci (ri)proverà a Tokyo. Con lo spirito di sempre. Senza chiedersi quanto manca, senza pensarci. Semplicemente "salendo"....

jQuery(window).on('load', function() { new JCaption('img.caption'); }); jQuery(function($){ initTooltips(); $("body").on("subform-row-add", initTooltips); function initTooltips (event, container) { container = container || document;$(container).find(".hasTooltip").tooltip({"html": true,"container": "body"});} });