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TOKYO - Arianna Errigo, Alice Volpi, Martina Batini ed Erica Cipressa: la squada azzurra di fioretto femminile riesce a mettersi una medaglia al collo anche ai Giochi di Tokyo 2020 nella gara per Nazioni. Partite bene contro l’Ungheria nel primo assalto vinto 45-32, poi le azzurre sono uscite sconfitte nel match contro la Francia in semifinale 43-45. Un assalto combattuto fino alla fine, che l’Italia aveva condotto sempre in vantaggio, arrivando anche a un +11 stoccate, ma poi perso nelle battute conclusive. “Ci siamo fatti rosicchiare tante stoccate poco alla volta dalla Francia che è una squadra forte – spiega Alice Volpi - qualcosa ha girato storto. Provo dispiacere si, ma rimpianto no perché abbiamo lottato fino alla fine e non ce l’abbiamo fatta. Per questo motivo la medaglia vale tanto”.

 

Nell’assalto per il terzo posto l’Italia se l’è dovuta vedere con gli Stati Uniti della campionessa olimpica Lee Kiefer. “La squadra è sempre stata unita, abbiamo pensato subito all’assalto successivo – racconta Arianna Errigo - Siamo felicissime, abbiamo sofferto tanto perché è stata dura. Potevamo vincere l’oro e quindi il dispiacere rimarrà, ma potevamo anche tornare a casa senza niente. Sono contenta della fiducia che abbiamo avuto tra di noi, è grazie a questo che abbiamo vinto il bronzo. Mi sono messa in discussione, ma le mie compagne mi hanno sempre supportata”.

 

Una medaglia che le ragazze del CT Andrea Cipressa adesso vogliono godersi. “Siamo abituate ad avere un trattamento per cui un nostro bronzo non è conquistato, ma è un oro perso – racconta Martina Batini - Noi cerchiamo di non pensare di dovere dimostrare qualcosa a qualcuno, siamo delle ragazze e il nostro valore non cambia in base al colore della medaglia”.

 

In finale, nella settima frazione, è salita in pedana anche la riserva azzurra Erica Cipressa che non si è lasciata prendere dall’emozione e ha condotto un ottimo assalto concluso con un parziale di 5-1. “Entrare a freddo non è stato facile – ammette Erica Cipressa - ho mantenuta alta la concentrazione e le mie compagne mi hanno aiutata perché sono entrata quando già avevamo un ampio vantaggio. Ero pronta a dare tutto e sono contenta di esserci riuscita”. E poi, a proposito del papà CT, ha aggiunto: “Papà a fine gara mi ha abbracciata e mi ha detto che sono stata brava. Il rapporto padre-figlio non è facile, ci sono spesso preconcetti e io volevo dimostrare al commissario tecnico e non solo a mio padre che mi merito di stare in questa squadra. Ai Giochi di Los Angeles 1984 lui ha vinto l’oro a squadre, io sono figlia d’arte e questo clima olimpico l’ho sempre percepito, ma arrivare qui da atleta è un sogno”.

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