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TOKYO -Sembra un po’ una maledizione. Abbiamo rivisto il mostro di cinque anni fa a Rio ed è grande il rammarico per la medaglia solo sfiorata”. Così il capitano della squadra azzurra delle sciabolatrici, Irene Vecchi, dopo il quarto posto del team Italia a seguito della sconfitta nella finale per il bronzo contro la Corea nella penultima giornata del programma della scherma all'Olimpiade di Tokyo 2020. 

 

Affiancata dalle compagne Rossella Gregorio, Martina Criscio e Michela Battiston, la livornese ha espresso il rimpianto di tutta la squadra, sentimento accentuato dalla rimonta subita dalle coreane: “La sciabola è un’arma velocissima e non lascia scampo quando subisci un passaggio a vuoto. Sfido chiunque a non subire la tensione in pedana - ha detto ancora Irene Vecchi -. Eravamo in vantaggio, loro non avevano nulla da perdere e sono riuscite a recuperare. Perché è accaduto? Di questi panorami se ne vedono mille nell’arco di una stagione, non è la prima né sarà l’ultima rimonta. La scherma è fatta anche di questo. Abbiamo provato fino alla fine a riprendere in mano l’assalto, dispiace non avercela fatta. Bisogna saper accettare anche la sconfitta, riconoscendo che in questi anni anche le nostre avversarie si sono rese più competitive. Noi siamo arrivate qui con la consapevolezza d’aver fatto tanto e aver dato il massimo - chiosa la sciabolatrice azzurra -. Purtroppo non ci siamo riuscite. Lo sport è anche questo”.

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