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TOKYO - Tre argenti e due bronzi. Si chiude con un bottino di cinque medaglie l’avventura dell’Italia della scherma all’Olimpiade di Tokyo 2020. In totale il tricolore è finito più volte sul podio rispetto a Rio 2016, dove arrivarono quattro medaglie (un oro e tre argenti). L’Italia è seconda per numero di medaglie conquistate in questa edizione, quante Francia e Corea, dietro solo alla Russia.

 

Per la prima volta, grazie all’allargamento del programma di gara ma anche all’eccellente percorso di qualificazione che ha portato tutte le squadre azzurre a staccare il biglietto per il Giappone (record condiviso con sole altre due Nazioni, la Russia e gli Usa), l’Italia è stata rappresentata in tutte le specialità, e anche se restano i rimpianti per alcune medaglie sfuggite sui titoli di coda, visto che gridano vendetta i tre quarti posti ottenuti, non sono mancate emozioni e soddisfazioni. 

 

L’Olimpiade azzurra è cominciata con lo splendido secondo posto di Luigi Samele nella sciabola maschile individuale, prima medaglia di tutto lo sport italiano a Tokyo 2020 nella giornata inaugurale, a coronamento di una cavalcata avvincente, interrottasi solo contro l’ungherese Szilagyi, capace di piazzare il tris di vittorie ai Giochi.

 

Non meno entusiasmante è stato il percorso che ha condotto Daniele Garozzo all’argento nel fioretto maschile individuale. Una gara sontuosa quella del campione olimpico di Rio 2016, che ha sfiorato uno storico bis arrendendosi soltanto a Cheung Ka Long, portacolori di Hong Kong, nel match per l’oro.

 

Chiuso con due medaglie il ciclo delle prove individuali, l’Italia si è tuffata nel programma delle gare a squadre.

 

Mancava da 25 anni il podio olimpico nella spada femminile per Nazioni: l’hanno raggiunto, salendo sul terzo gradino, Rossella Fiamingo, Federica Isola, Mara Navarria e Alberta Santuccio. Prestazione eccellente per le spadiste azzurre, sancita dal successo sulla Cina nella finale per il bronzo “chiusa” proprio da Chicca Isola, la più giovane dei 24 azzurri a Tokyo 2020, a cui è toccato l’onere e onore di disputare l’ultima frazione.

 

Una storia nella storia è poi l’argento del team degli sciabolatori. L’oro è sfumato per il ko con la Corea, ma negli annali resterà la semifinale contro l’Ungheria, segnata dall’infortunio di Gigi Samele e dall’ingresso dalla panchina di Aldo Montano. A 43 anni, nella sua ultima gara in Nazionale, il capitano ha avviato la rimonta, conclusa poi da Enrico Berrè e Luca Curatoli. Il quartetto italiano sul podio, con l’emozione di Aldo per la quinta medaglia ottenuta in cinque Olimpiadi, è una cartolina da brividi per tutto lo sport azzurro a Tokyo 2020.

 

D’orgoglio, oltre che di classe, il bronzo della squadra di fioretto femminile. Arianna Errigo, Alice Volpi, Martina Batini ed Erica Cipressa hanno reagito con il cuore e lo spirito di gruppo alla sconfitta in semifinale contro la Francia, dominando gli Stati Uniti nel match per il terzo posto e prendendosi un podio meritato e prezioso.

 

Hanno sfiorato lo stesso piazzamento anche le sciabolatrici, che hanno chiuso con un beffardo quarto posto, uguale destino toccato nelle prove individuali allo spadista Andrea Santarelli e alla fiorettista Alice Volpi che l’ha mancato per una sola stoccata.

 

Rimpianti che restano, come le eliminazioni ai quarti di finale delle squadre maschili di spada e fioretto, e però che non devono far passare in secondo piano le note liete sullo sfondo di queste cinque medaglie.

 

La più importante è “la meglio gioventù”: la spadista Federica Isola ha “chiuso” il match a squadre che valeva la medaglia di bronzo, la fiorettista Erica Cipressa ha avuto un impatto eccellente in una frazione decisiva per il podio delle azzurre, e addirittura da record è stato l’esordio olimpico della sciabolatrice Michela Battiston, entrata dalla panchina e capace di realizzare un parziale di +13 in semifinale contro la Francia (18-5 il risultato della sua frazione).

 

Tre esempi del nuovo che avanza, perché il viaggio della scherma italiana verso Parigi 2024, da oggi, è già cominciato.

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